Gli uomini hanno paura delle donne

Arenata alla Camera la norma che mette fine all’obbligo per i neonati di assumere il cognome paterno – lunedì 21 luglio 2014. La proposta di legge che introduce la libertà di scelta del cognome era stata votata all’unanimità dalla commissione Giustizia della Camera e prevedeva: che al figlio nato nel matrimonio, su accordo dei genitori, possa essere attribuito uno dei seguenti cognome:
il cognome del padre;
il cognome della madre;
il cognome di entrambi, nell’ordine concordato.
Al mancato accordo consegue l’attribuzione, in ordine alfabetico, di entrambi i cognomi dei genitori.
Purtroppo la proposta una volta arrivata al voto in Aula a Montecitorio il mercoledì 16 luglio, si è scontrata contro le resistenze di alcuni gruppi di opposizione e di alcuni deputati di maggioranza e il voto è stato rinviato.

Potete trovare qua il testo della nuova normativa in discussione

Questa notizia mi ha fatta esplodere. Vorrei precisare, prima di tutto, che io sono assolutamente favorevole al doppio cognome, per rivendicare il diritto di entrambe le parti di vedere il loro cognome accanto al nome della propria prole, concepita in due, e che porta dentro sé il corredo genetico e culturale di entrambi. Ma qui la parte lesa, e mi dispiace dirlo, come al solito, è la donna, che viene resa debole, ancora una volta, dall’apparato legislativo, che sulla carta, dovrebbe essere: “uguale per tutti”.

mamma-bimbo-papà

Mi rendo conto che la questione del cognome è complessa, ma più che del cognome, dobbiamo farne una questione culturale, ed analizzare un po’ come sia cambiato, il concetto dell’essere padre. Fino agli anni 70 le ragazze madri erano poste ai margini della società, ciò era dovuto alla forte influenza cattolica che si ripercuoteva sulle vite delle persone. La struttura della famiglia patriarcale era solida ed indiscutibile, anche se evidentemente c’erano delle falle, visto che i figli fuori dal matrimonio e non riconosciuti erano molti, e come ben sappiamo, la mortificazione del corpo e della sessualità ha sempre provocato più danni che benefici. Certo, in quegli anni, le mogli erano tutte sante e angeli del focolare, gli uomini tutti dei gran conquistatori, ma non si capiva bene con chi potessero andare se tutte le mogli degli amici erano sante; e mi immagino, anche, che per non essere additata come meretrice, e arrivare al matrimonio illibata, dovevi come minimo, prima delle nozze, esercitare la pratica del “petting estremo”.

anagrafeI padri dei figli di nessuno tacevano l’esistenza di un figlio non riconosciuto, e trascorrevano la loro vita, dilettandosi nel raccontare le loro imprese sessuali, e decantando le loro qualità di grandi amatori. Dimenticandosi, però che quei bambini, accanto al loro nome, avrebbero avuto la sigla “N.N.” e sarebbero stati additati per tutta la vita come “bastardi” e “figli di puttana”. Dagli anni 70, periodo di rivoluzione culturale molto intenso, riguardante ogni sfera della realtà, evidentemente, l’uomo aveva il desiderio di lasciare testimonianza di sé al mondo, spargendo il proprio seme, senza però poi prendersi la briga di dargli un cognome e riconoscerne i frutti. La rottura vi è stata, nel momento in cui si è deciso che al posto di N.N. si poteva acquisire un velo di dignità, ereditando il cognome della madre e decurtando quella sigla lesiva della dignità del bambino. Evidentemente, questa cura non è andata giù agli uomini. Questi uomini che si sono sentiti minati nella loro autorità, e forse Anna Freud direbbe che questa è la prova “dell’invidia della maternità dei maschietti”, visto che il doppio cognome è stato negato, per qualche oscuro motivo, e visto che io non riesco a trovare significato al volersi attaccare a tradizioni ormai prive di senso per non dire deleterie.

Certo mi consolo pensando al fatto che, aldilà del cognome, non si è buon genitore (e non parlo solo dei padri) anzi non si è genitori, solo perché vi è l’attestazione su un documento. Forse mi piacerebbe anche poter tornare indietro, e dire a quelle madri, tanto orgogliose di avere un figlio od una figlia non N.N., che il vero disonore è tenersi un marito inutile, magari violento, che non si ama realmente, che arreca danni, ma che salva le apparenze. Forse sarebbe addirittura meglio liberarsi dei cognomi, che possono essere ingombranti, o ti facilitano l’ascesa sociale, anche se sei un perfetto imbecille. Forse questo aiuterebbe quei signor nessuno realmente meritevoli. Forse bisognerebbe ritornare a quando, una volta, più che il cognome, ti caratterizzava il soprannome che ti avevano dato in paese per una tua reale attitudine: non ci sarebbe Windosr, Agnelli, Naso, Berlusconi che ti possa salvare, se sei, non a torto, “il pezzo di merda”.

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