Thom Yorke, Tomorrow’s modern boxes – la recensione

Thom Yorke solista: o lo odi o lo ami. Non c’è, purtroppo, via di mezzo. E per questo è uno dei grandi artisti contemporanei che starà sempre e per forza lontano dalla mediocrità.

thom yorkeQuesto TMB arriva dopo The Eraser del 2006 ed anche se di acqua ne è passata sotto i ponti (dalla rivoluzione industriale-economica di In Reinbows ed il Pay As You Want fino all’ermetismo di The King Of Limbs ed il super gruppo Atoms For Peace) porta con se ancora altre novità. Innanzitutto è stato distribuito solamente tramite bit torrent (ovvero in download tramite la piattaforma torrent più utilizzata per il download “illegale” di files di ogni genere), ma nonostante ciò ha ricevuto congrui ricavi monetari.

Il tutto ancora a sottolineare il fatto che se il disco/composizione/produzione artistica è di valore, il pubblico paga e pure rispetto al valore stesso dell’opera! Anche qua siamo nella rivoluzione e consolidamento della nuova via di distribuzione/pubblicazione di materiale artistico coperto da copyright.

Ma musicalmente? Beh come detto prima Yorke o lo odi o lo ami, ma non in questo disco. TMB non è un avanzamento verso nuovi territori rispetto la scelta della strumentazione: batteria elettronica con il solito gusto verso suoni glitch, tastiere sintetizzate mischiate a campionamenti d’atmosfera e solito uso di strumenti acustici come il piano e le chitarre. Ah, non ci si può dimenticare della voce di Yorke, distinguibilissima tra miliardi, un trademark che è diventato simbolo degli anni 90 e 00.

Ecco, rispetto a The Eraser, in questo disco la voce di Yorke è coccolata e condita da effetti che aprono spazi ed aiutano lo scorrere delle composizioni che non sono per nulla facili: pop ed orecchiabili si, ma con arrangiamenti ricercati e ritmi decisamente sghembi, ma mai forzatamente eccentrici. Thom Yorke sa comporre e lo sa fare in maniera egregia in tutte le sue sfaccettature, sia che si cerchi una ballata pop, un pezzo jazzy, un po’ di ambient, elettronica di consumo, o elettro-pop. C’è un pò la solita scelta di campo di Yorke: di base è un disco di elettronica che vira verso l’ambiente un po’ estremo nelle sue declinazioni strumentali.

<> on June 24, 2011 in Glastonbury, England.

The Mother Lode è “il” brano di questo disco, con un bridge jazzy e la melodia che segue la voce degna di uno dei grandi brani contemporanei dei Radiohead. Il brano di apertura ci presenta subito le atmosfere delle varie stanze dell’appartamento chic, moderno, dal design minimale e senza fronzoli, del tappeto sonoro e strumentale scelto da contorno alla voce magnetica e talvolta disturbata di Yorke. Un ottimo disco, da ascoltare al caldo della propria casuccia (magari con un buon bicchiere di vino rosso, oppure in giro, nelle cuffie, mentre si passeggia tra le strade, e che siano metropolitane o di piccolo paese poco importa). E proprio come un vero bicchiere di vino questo disco prima lo si osserva in controluce, tra il vetro del calice, per vederne le venature e le sfumature, poi lo si annusa per entrarci dentro un pò più a fondo per scoprirne i profumi e le derivazioni. Infine lo si assapora in bocca, per lungo tempo, per gustarne a pieno i sapori ed i retrogusti.

Se siete ottimi sommelier allora questo è il disco che fa per voi, se siete fans di Yorke e company e adorate la svolta elettronica del gruppo allora vi piacerà abbastanza, se siete in cerca di rivoluzioni, potrebbe anche accontentarvi per la sua commistione di umano e robotico, acustico ed elettrico, poetico e apocalittico, pop e ricercatezza, se invece non avete mai sentito nulla di Yorke e dei Radiohead prima d’ora allora: beh o lo amerete o lo odierete, niente ve di mezzo.

Nel bel mezzo di questi suoni a transistor e pianoforti acustici, diamo numeri: 7,5 a questo nuovo lavoro del più grande compositore pop contemporaneo. Dicevamo che Yorke non stà nella mediocrità? Infatti questo 7,5 va preso come un minimo se lo amate, od un massimo se lo odiate. A questa certezza non si sfugge.  

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2 commenti
  1. Fabrizio ha detto:

    Veramente una bella recensione.. Complimenti all’Autore! L’unica cosa con cui non mi trovo d’accordo io personalmente è il discorso sul fatto che Thom Yorke o lo si ama o lo si odia.. Sarà che l’ho amato visceralmente ma questo ultimo suo lavoro (complice anche l’ultimo dei Radiohead) ha spostato i miei sentimenti proprio sull’Amore/Odio! Da circa metà album diventa qualcosa che non riesco proprio ad apprezzare

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    • Pascal_360 ha detto:

      Se prendiamo in considerazione il fatto che un disco va valutato nella sua interezza, proprio questi momenti particolari (brani 6 e 7 per essere precisi) hanno bisogno di più tempo per essere apprezzati. la chiave di volta è il fatto che i riferimenti di Yorke ultimamente non sono gli stessi che si potevano riconoscere 10 anni fa. Modeselktor, Autechre, il fenomento dubstep, Flying Lotus, Aphex Twin, sono comunque lontani o di nicchia rispetto al mainstream delle “ispirazioni” che hanno portato ad Ok Computer. Tutto ciò porta a chi lo ha amato alla follia ad odiarlo per colpa di una mancata comprensione o mancanza di appigli. Inutile negarlo: ci piace, comunque, avere sempre delle certezze, anche se minime, quando ci accingiamo a conoscere qualcosa di relativamente nuovo. Tutto ciò ci porta ad uno spaesamento che non è piacevole, ma inquietante e nocivo. Spaesarsi e perdersi nelle cose nuove è sempre stato difficile per l’uomo, perchè, senza certezze, tutto ciò lo spaventa a morte. Io stesso, ascoltando il Yorke solista l’ho sempre o odiato alla follia (proprio con frasi: “ma che porcata assurda è questa?”) oppure amato alla follia, ed ascoltando sempre lo stesso brano, lo stesso disco. 😉

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