The mountain of the Dead

downloadMcCloskey, Mountain of the Dead*Chi aprisse questo libro per la prima volta potrebbe anche cominciare a leggerlo dal centro, per la precisione da dove cominciano quelle dieci pagine plastificate dove di norma stanno le fotografie. All’inizio sembra di essere davanti al reportage di un viaggio meraviglioso Nove studenti russi, nel gennaio del 1959, intraprendono la scalata del monte Otorten, negli Urali settentrionali. Li vediamo ben bardati e incappottati per reggere i meno trenta gradi dell’inverno siberiano. Tra l’altro, a giudicare dalle foto, sembrano divertirsi un mondo: d’altronde è una vacanza tra amici. In fila indiana, avanzano nella neve con i loro sci corti; sullo sfondo la taiga, i pini, la neve e la montagna.

Yuri Yudin è costretto a tornare a casa prima della scalata per un dolore alla gamba, e Luda, che gli vuole bene, lo abbraccia prima di partire. Luda e Yuri Doroschenko tentano di fare una foto seria e Nicolai e Rustem gliela sabotano facendo gli scemi più a destra. Ad un certo punto li vediamo alle pendici del Kholat Syakhl, la montagna morta in lingua locale, mentre piantano la tenda nella tempesta di neve, la sera del primo febbraio 1959. La didascalia avvisa che quella è l’ultima foto scattata quando gli studenti erano ancora vivi. Quella notte, alle pendici del monte Otorten e del suo vicino, il Kholat Syakhl, si è consumata una vicenda agghiacciante, tanto per ciò che è successo in concreto (nove studenti morti), quanto per la desolante incertezza in cui tuttora fluttua la vicenda stessa.

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È snervante osservare come ogni ricostruzione dei fatti di quella notte sia sempre, perennemente incompleta. Non si riesce a incastrare tutti i dati in una cornice generale. Non si riesce a capire perché, quella notte, i nove studenti abbiano squarciato la tenda dall’interno, e siano usciti al gelo e alla tormenta, praticamente in mutande e senza scarpe, per poi dirigersi a caso nel buio della foresta, senza correre (perché le impronte sono di chi cammina) e ad un certo punto, persino dividendosi; per poi morire congelati uno dopo l’altro, alcuni in mezzo alla neve fresca, altri vicino ad un fuoco improvvisato. Non si capisce nemmeno perché l’autopsia, per quanto confermi la morte per ipotermia, aggiunga una serie di particolari agghiaccianti: orecchie e occhi asportati, ferite interne senza segni esterni, un piede storto, grumi di sangue in bocca e nello stomaco, fratture di ossa e parti del cranio.

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Un lupo? Un orso? Un litigio? Svestizione isterica? Minacce da agenti del KGB in elicottero? La stufetta vicino alla tenda che minaccia di esplodere? Le tribù locali in un momento di ferocia giocherellona? Una valanga? Un missile? Prigionieri evasi dal gulag vicino? Un’arma a infrasuoni? Ma poi: sono stati veramente uccisi là? O li hanno piuttosto ammazzati altrove e poi portati lì per simulare un incidente? Uno di loro non era forse una spia del KGB? E se ai militari fosse semplicemente sfuggita di mano una spedizione punitiva? Ma c’è anche chi giura che i colpevoli del massacro siano gli alieni, tragicamente inesperti nel trattare con i primi umani che si trovano davanti.

Keith McCloskey, come si direbbe tra anglosassoni, ‘ha fatto i compiti’: il suo libro è un affascinante reportage, completo e comprensibile, che non ti fa dormire la notte, e che tuttavia non vende soluzioni facili: come sapeva bene Henry James nel Giro di vite, per terrorizzare il lettore non devi descrivere il Male: devi lasciarlo in un’orrenda indefinitezza. Una sola cosa emerge con dolorosa chiarezza da questo libro: qualcuno sapeva. L’esercito, il governo o chi per loro, sapevano ciò che era successo; per motivi non chiari, hanno taciuto, lasciando che l’inchiesta si arenasse, e celando il colpevole del massacro nell’anonima definizione ‘unknown elemental force’: sconosciuta forza della natura.

E a noi non resta che constatare come le nevi della Siberia siano davvero una sciocchezza, in confronto a quello che noi possiamo fare a noi stessi.

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* L’edizione di riferimento è Keith McCloskey, Mountain of the Dead. The Dyatlov Pass Incident, The History Press 2013.

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