Dalle ceneri delle ideologie: l’illuminismo 2.0

A prescindere da come la si pensi o dalla propria visione del mondo, possiamo considerare ormai conclusa la stagione di quei grandi movimenti culturali dogmatici, ai più noti come ideologie, che hanno animato il dibattito pubblico del ‘900. Infatti se già nella prima metà degli anni 80 lanciava gli ultimi colpi di coda, l’89 tedesco ne ha rappresentato la pietra tombale.

destra-sinistra-politicaUn bene o un male? Forse ognuno ha la propria verità. Ammesso che vi sia una sola verità. Personalmente credo che nel calcolo costi-benefici la bilancia penderebbe, e non di poco, dalla parte dei costi; anche se è innegabile il fatto che il filone ideologico abbia coperto il ruolo di promotore di una serie di elementi positivi. Ha favorito infatti la diffusione di un forte senso di aggregazione, di collettività e di senso di appartenenza alla comunità, che sia essa la patria o la classe sociale. Anche se questa si esprimeva in maniera più marcata tra sodali del proprio gruppo. Come un vero e proprio, quasi paradossale, “cameratismo tra compagni”. Tuttavia ciò ha comportato, come rovescio della medaglia, la condanna e l’emarginazione del diverso, di colui che non condivideva o confliggeva col proprio bagaglio valoriale. Discriminazioni che molto spesso sono state portatrici di violenza. E ciò è stata una prerogativa di rossi e neri che, se non sono stati proprio uguali, perlomeno sono stati “molto” simili in questo. Con buona pace di Nanni Moretti.

Le culture ideologiche hanno inoltre portato avanti un processo di omologazione che prescinde dall’abbigliamento, dai gusti musicali, dal look. Mi riferisco all’uniformazione al pensiero unico. Per questo i giornali di partito, le assemblee e i circoli avevano il monopolio informativo/formativo dei propri proseliti, il tutto a discapito di quella eterogeneità culturale che è l’humus del progresso delle società umane. Per fortuna la storia si è incaricata di porre fine anche a questo scempio. E’ probabilmente in tutto ciò internet ha giocato un ruolo non da poco in questi ultimi anni.

Certo, col senno di poi possiamo vedere quanto tuttavia il momento post-ideologico abbia prodotto anche delle storture e delle criticità. In primis ha aperto la strada a fenomeni di personalismo, di qualunquismo, di demagogia più spicciola e becera, che hanno banalizzato i contenuti del confronto politico e che peraltro si sono dimostrati abili strumenti per catalizzare consensi.

politica-destra-sinistra

Personalmente in questo momento storico ci vedo una nuova opportunità. Innanzitutto la possibilità di osservare il mondo con occhi diversi, magari in maniera più razionale senza preconcetti di sorta. Giddens ha definito questo percorso “la Terza Via”, fenomeno che fonda le sue basi sull’idea di integrazione secondo la logica inclusiva dell’et-et delle teorie contrapposte.

Insomma, credo i tempi siano maturi per creare i presupposti di un Illuminismo 2.0 attraverso l’abbattimento di quell’oscurantismo intellettuale, quasi come il primo illuminismo fece nei confronti dei dogmi religiosi.

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1 commento
  1. Baku ha detto:

    Ho apprezzato l’articolo per il suo approccio pragmatico e lucido alla questione. Per me destra e sinistra non sono però “contenitori vuoti” ma bensì precise espressioni di due visioni del mondo contrapposte, a volte conciliabili, ma spesso no. C’è chi dice “non amo le etichette”. Per me invece si, le etichette (se portatrici di valori semantici), servono eccome. Mettono ordine nel mondo.

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