DiY: la nascita della rave music, tra campagne ed MDMA

Per chi non lo sapesse, ogni anno a Pilton, località sita vicino a Glastonbury, ridente cittadina nel sud del Regno Unito, si svolge il Glastonbury Festival, un festival musicale che raccoglie tutte le eccellenze di certe correnti musicali anglofone. Per fare un esempio, quest’anno, in giugno, c’erano gli Arcade Fire, i Metallica, i Pixies, i Massive Attack, Skrillex e i Black Keys, solo per dire i primi.

Per capirci, nel 2005 il festival, con le sue centinaia di migliaia di persone, occupava tre chilometri e mezzo di suolo (la campagna, anzi la brughiera, di cui avete letto nel “Mastino dei Baskerville” di Conan Doyle) inglese. Un evento del genere, in Europa, è paragonabile solo al Monegros, nel deserto aragonese. Ovviamente il Glastonbury Festival è conosciuto anche per l’elevato consumo di droghe – psicotrope e non – da parte dei partecipanti. Ma questo ci interessa relativamente.

Glastonbury Festival

Nel 1990 il Festival ospita Sinead O’Connor, i Cure e gli Happy Mondays. Proprio questi ultimi si portano dietro (controvoglia?) un gruppetto di sfattoncelli, che non hanno strumenti con loro, solo dischi. È il collettivo DiY (Do it Yourself) di Nottingham, venuto appositamente dalle Midlands per far casino: 72 ore consecutive di musica gratis, all’aria aperta. I DiY danno il via a un fenomeno senza precedenti: per la prima volta, la musica si sposta dalle discoteche alle campagne. Nessun inizio, nessuna fine, nessun recinto, nessuna sicurezza. Solo il piacere di ballare fino all’alba. La musica e il “luogo-non-luogo” diventano un’unico fattore, che porta l’individuo alla perdizione dell’ego.

Schierato contro i “piaceri effimeri della società consumistica” (sic), il movimento dà vita ad una nuova esperienza non solo musicale, ma anche mentale e sociale. Un esperimento di felicità e di voglia di star bene, senza alcun progetto o manifesto, sotto le bandiere della techno-house e dell’MDMA. In parole povere: la libertà attraverso il divertimento. I DiY erano tutta gente rimasta delusa dai rave dei locali di grido di Londra e Manchester (come l’Hacienda) e che stava cominciando ad armeggiare la materia in un modo del tutto innovativo.

Glastonbury festival 2013

Il Castlemorton Common Festival – la Woodstock degli anni ’90 – elevato a padre di tutti i free-party con trentamila festaioli all’apoteosi dell’edonismo, è la causa dell’emanazione del famoso Criminal Justice Act (CJA) del 1994: in pratica, i rave all’aperto sono illegali. È la prima legge anti-techno. I DiY smontano le attrezzature e scappano verso la natìa Nottingham con la coda fra le gambe. Nel 1997, in una conferenza davanti all’Hacienda, il proprietario della discoteca Tony Wilson dirà che si trattava de “i Raver più pericolosi d’Inghilterra”. Che ormai operano nella clandestinità, senza però mancare a dare il proprio apporto nella diffusione dell’elettronica underground, con le loro compilation e i loro sound system.

I DiY dichiarano bancarotta alla fine del millennio, dopo aver fatto divertire centinaia di migliaia di giovani inglesi, e dopo aver rivelato al mondo la rave music nella sua più pura manifestazione.

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