Tra No Wave e mitragliatrici: Autonomia Operaia

17 dicembre 1981, Padova. Il generale statunitense James Lee Dozier, comandante NATO di stanza in Europa Meridionale, viene rapito dalle Brigate Rosse. I sequestratori rinchiudono il generale in un appartamento in periferia e, per evitare che capti conversazioni compromettenti, lo obbligano ad indossare delle cuffie dalle quali viene trasmessa giorno e notte. Si è tanto favoleggiato sulla provenienza della suddetta musica, ma nella realtà si trattava di una delle formazioni più estreme, spastiche e dissonanti dell’avanguardia newyorkese: i DNA.

I DNA sono una delle prime band che compaiono su No New York, compilation curata da Brian Eno e manifesto programmatico della neonata No Wave: movimento artistico che trovò il suo apice artistico non solo nella musica underground, ma anche nell’arte contemporanea e nel cinema; con artisti del calibro di Jim Jarmusch, Amos Poe, Lydia Lunch e Arto Lindsay, il leader dei DNA. Diciamo che se adesso vi permettete di fare gli alternativi ascoltando Sonic Youth, Jesus Lizard e Blonde Redhead, dovete ringraziare Lindsay e soci.

Ma, tornando a noi, che c###o ci facevano le Br, nell’81, con un disco post-punk/noise americano? Tra No Wave ed estremismo politico nell’Italia degli anni Settanta esistono legami accertati, anche se non molto conosciuti. Meglio ancora: la No Wave newyorchese fu molto ispirata da quella che all’epoca andava sotto il nome di Autonomia Operaia, movimento di sinistra extraparlamentare attivo fino al 1979. I famigerati fiancheggiatori delle Br durante i fatti del ’77, per intenderci. I DNA – così come altri gruppi anglofoni – si interessavano di Radio Alice, la prima radio indipendente italiana, del cantore della rivolta Franco “Bifo” Berardi e tutti gli eventi “bolognesi” del periodo. Gli Autonomi si interessavano non solo di politica, ma anche di arte (soprattutto quella nichilista di inizio secolo), musica e letteratura: sono di fatto l’unica controcultura italiana – se non vogliamo considerare “controcultura” abomini come i Paninari – addirittura capace di dialogare alla pari con i loro compari britannici e americani.

autonomia-operaiaAutonomia Operaia partecipa alle rivolte bolognesi post-omicidi di Giorgiana Masi e Francesco Lorusso. Al fine di organizzare le frange della sinistra estremista, tra il 24 e il 26 settembre 1977 a Bologna vi è un convegno presieduto, tra gli altri, da Dario Fo, Franca Rame e da intellettuali che sarebbero stati studiati dagli studenti dell’Università di Bologna nei decenni successivi, come Jean-Paul Sartre, Roland Barthes e Michel Foucault. Il convegno attira nel capoluogo emiliano centinaia di migliaia di studenti, che trasformano la città in un palcoscenico per feste e rappresentazioni teatrali e musicali. Nel corso del convegno, Autonomia operaia tentò di prendere l’egemonia, ma in realtà il movimento in quanto tale non riuscì ad elaborare un programma e metodologie di lotta che permettessero la continuazione di quella esperienza.

Si può affermare che il convegno tenuto a Bologna segnò l’ultimo atto del movimento. Di fatto, Autonomia Operaia si scioglie nel 1979, a causa degli arresti e della carcerazione dei suoi leader più noti. Gli altri membri si diedero alla latitanza e alla macchia. Una fra le più rigide, sanguinarie e violente – ma allo stesso tempo più avanguardista ed intellettuale – formazioni dell’estremismo di sinistra italiano aveva fine.

Cosa ci resta in eredità? Indovinate un pò.

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