Ladri di bambini

Girovagando per il web, alla ricerca di qualcosa da far vedere alla mia classe di piccoli vikinghi, mi sono imbattuta in un corto di cinque minuti. Dopo averlo visionato, mi sono resa conto di quanto fosse interessante, di quanto potesse aprire molti dibattiti, e di come potesse un fertile campo di discussione. Ma ahimè, allo stesso tempo, mi son resa conto che non era un prodotto per bambini, perché abbastanza angosciante. E non parlo di una sana angoscia da affrontare in classe, ma piuttosto un monito per la nostra società.

Quindi, questa volta, la proposta la faccio ai “grandi”, e lascio da parte i miei bimbi, che devono ancora crescere, e scalare la montagna piano, con tutti gli ostacoli, senza scorciatoie, ma con tutte le adeguate protezioni. Questo corto si intitola “Alma” e i dialoghi sono sostituiti da una sapiente e calibrata scelta di musiche che rappresentano benissimo situazioni e stati d’animo. Inizialmente vediamo un bambino che scrive sul muro Alma, che in spagnolo si traduce in anima. Ed è proprio l’anima, la personalità, che la società del consumismo cerca di risucchiare, vendere, svendere, annullare, alienandoci. Perché noi rinunciamo ad una parte della nostra unicità ogni volta che ci lasciamo abbagliare, ed invogliare da uno di quei prodotti standard che, attraverso la pubblicità, siamo invogliati a comprare, come se realmente quei prodotti tutti uguali, messi in fila sulla scaffale, ci potessero rendere unici e diversi.

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Il nostro piccolo protagonista viene abbagliato da una vetrina, che se osserviamo bene, sembra la bocca di un mostro. Nella vetrina, vi è un feticcio che rimanda al protagonista, che lo porta a desiderarlo, ardentemente, a voler forzare la porta del negozio. Porta che però non si apre così facilmente, perchè il marketing deve farti desiderare ardentemente quella cosa, perchè se fosse troppo facile ottenerla, nessuno la comprerebbe più. Ma una volta aperta, la porta, si richiuderà per sempre e il bambino si trasformerà completamente in quel feticcio stesso. Appena potrà mettere le mani su quell’oggetto tanto sperato, il bambino sarà alienato, e nella vetrina comparirà il feticcio di un’altra bimba, che sfortunatamente passerà lì davanti, a cui sarà riservato il medesimo trattamento.

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Questo è il fenomeno dell’obsolescenza precoce: esattamente come quando non facciamo in tempo a spendere due interi stipendi per un cellulare, ed un mese dopo ce ne sarà un altro, della stessa casa produttrice, nuovo, e che ci farà apparire ciò che abbiamo appena acquistato, vecchio e ormai “passato”. Questa angoscia esistenziale, però, non invade solo gli adulti. Purtroppo il consumismo è spietato e penetra in ogni anfratto libero che può trovare, i clienti sono quindi anche i più giovani, che appena hanno sviluppato le primissime capacità, sono già bombardati da messaggi subdoli ed informali, che tracciano il loro sentiero esistenziale, senza scelta. Spesso si tratta di giocattoli completamente strutturati, che non aiutano nello sviluppo della fondamentale intelligenza immaginativa, ma comportano solo lo sfornare, in serie, bambini svogliati, incapaci di desiderare in maniera sana ed autonomamente.

E sto proprio parlando di quelli la cui unica rivoluzione è insultare l’addetto call center, perchè il loro programma televisivo, di cui pagano l’abbonamento, non si vede, a causa dell’assenza di segnale.

Qua di seguito potete vedere il video.

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