“BO”

Tette, torri e tortellini.

Le “tre T” che rappresentano Bologna sono tradizionalmente invariate dalla notte dei tempi. Ad un osservatore esterno, il capoluogo emiliano può sembrare la tipica meta turistica italiana: buon cibo, monumenti storici e belle donne. E basta? L’Università, l’Alma Mater Studiorum, annovera ad oggi quasi 90.000 iscritti. Ciò significa che circa un quarto della popolazione del centro di Bologna cambia ogni anno. Si può immaginare il fermento culturale del caso bolognese, caso unico in Italia e rarità in Europa.

bologna-13-marzo-1977-0811 Marzo 1977. Gli Anni di Piombo sono infuocati, specialmente a Bologna: in seguito a degli scontri fra studenti di Comunione e Liberazione, altri studenti di Autonomia Operaia, di Lotta Continua e poliziotti, muore Francesco Lorusso, militante di estrema sinistra. Cossiga, allora Ministro degli Interni, è costretto ad intervenire con i carri armati su via Zamboni, con il risultato di gettare benzina sul fuoco delle proteste. Un anno prima tal Francesco Berardi, detto Bifo, aveva fondato Radio Alice, un’emittente pirata. Nel ’77 Berardi è cantore e filosofo delle rivolte, e Radio Alice diventa il simbolo della comunicazione militante italiana, una delle poche radio libere della penisola. Nei giorni della morte di Lorusso la polizia entrò nei locali da cui la radio trasmetteva, distrusse le apparecchiature e arrestò i redattori. Tutto ciò servì soltanto ad accrescere la leggenda di “Alice è il Diavolo” (come titola il libro edito dal collettivo A/traverso), la prima radio italiana della controinformazione. Ancora oggi via Zamboni è piena di graffiti con la scritta “Francesco vive nelle lotte”, a ricordare e a rivendicare quella calda primavera di piombo.

francesco-e-vivo 12_1977scontri_jpg3

Gli anni 70 passano, arrivano gli ’80 con le larghe intese, ma all’ombra delle Due Torri si respira un’altra aria, e i frutti di quanto seminato da Radio Alice e dai movimenti studenteschi cominciano a venir fuori. Già nel 1978 nasce il “Circolo di cultura omosessuale 28 giugno”, che avrà sede in via Saragozza e prenderà successivamente nome in Cassero. Il Dams e Radio Alice si danno da fare e nasce Harpo’s Bazar, prima etichetta musicale alternativa bolognese, da dove cominciano a farsi conoscere le prime punk band italiane: Skiantos, Gaznevada, Nabat e Raf Punk. Proprio i Raf Punk, formazione anarcho-punk del Cassero, qualche anno dopo avrebbero dato vita alla Attack Punk Records, casa produttrice dei reggiani CCCP Fedeli Alla Linea, e ispiratrice dell’ondata hardcore-punk milanese e torinese degli anni successivi.

cassero-ok-940x697Dopo l’esempio del Cassero, fra gli anni ’80 e ’90 nascono altri centri sociali antifa, come il TPO (Teatro Polivalente Occupato), il Lazzaretto Autogestito e il Laboratorio Crash. Il movimento studentesco ha nuovi spazi dove esprimersi, e i risultati non tardano ad arrivare. A inizio anni ’90 esce, nel giro underground bolognese, l’album “Stop al Panico”, che vede la partecipazione di Giovanni Pinellino, che poi si farà chiamare Neffa, dei futuri Sangue Misto e dei futuri Sud Sound System. Come molto spesso accade nelle città universitarie, la cultura e la gioventù si uniscono per formare qualcosa di nuovo: è appena nato il rap italiano. A metà decennio esce “Neffa e i messaggeri della dopa” e il fenomeno hip hop esplode: non si tratta più di qualche migliaio di copie e qualche canzone al Kinki come ad inizio decennio, ma di un vero fenomeno di massa, sul quale vengono puntati i riflettori. Personaggi ormai entrati nella storia dell’underground italiano come DJ Gruff, Kaos One, Joe Cassano e Inoki Ness si spostano a Bologna per formarsi musicalmente, rendendo la città dei tortellini la Capitale dell’hip hop italiano per almeno un decennio.

Oggi Bologna è una città tranquilla che continua a vivere dei fasti del passato: le organizzazioni studentesche occupano le piazze in nome di ideali morti, sepolti e inattuabili da almeno vent’anni; il collettivo Hip Hop Arena 051 sopravvive grazie ai fasti degli anni 90 e i centri sociali hanno sempre meno senso di esistere come centri politici, vivacchiando grazie ai concerti e ai live. Basta spostarsi ad Ovest di via Zamboni, però, esattamente in via Irnerio, per trovare un senso a questa storia, il punto dove è cominciato tutto: la lapide recita “Francesco è vivo e lotta insieme a noi”.kaos_one_by_stensergiampietri-d4i81g9

Questo piccolo e incompleto vademecum sulla Bologna “alternativa” non vuole essere un semplice sfoggio di cultura, ma un invito, alla matricola universitaria o al semplice turista, ad andare oltre le apparenze e a vivere Bologna in tutti i suoi aspetti. Perchè è proprio questo suo lato “alternativo” a renderla speciale rispetto al resto delle altre città italiane, tale da poterla definire la capitale italiana della controcultura. Sarà una vittoria senza precedenti per me se, dopo aver letto questo pezzo, rinunciaste per una sera ad andare a ballare dance al Corto Maltese e andaste a visitare la vera Bologna al Lazzaretto o al Sottotetto.

(Si ringraziano Assunta Ingenito, Luca Marchesini e Corrado Cazzolla per l’aiuto offertomi nel reperire parte delle informazioni presenti nell’articolo).

Annunci
1 commento

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: