Sarà un troll che vi seppellirà

Due giorni fa il gruppo su facebook del paese dirimpetto a quello mio di provenienza è stato trollato. Esticazzi, direte voi. “Lasciatemi continuare”, rispondo io. Il giornale locale ha dedicato un articolo a riguardo, esprimente ira e disapprovazione. A quanto pare qualche buontempone aveva usato turpiloquio, bestemmie, pubblicato un’immagine di Hitler addirittura, creando lo scompiglio in quel quieto spazio di socializzazione e raccoglitore di umori nostalgici. E poi, non si sa come, è pure riuscito ad autoeleggersi amministratore del gruppo. Grande lo sdegno da parte degli appartenenti ad esso, i quali, prontamente, hanno creato un altro gruppo. Al che, io, da studioso di Comunicazione da una parte, e grande masturbatore intellettuale dall’altra, mi son chiesto: perchè? Sarebbe troppo semplice rispondere “i sardi sono incredibilmente permalosi” (cosa per’altro verissima). Credo uno dei veri motivi per cui i troll ci divertano da una parte e ci impauriscano (solo se colpiscono noi in prima persona) dall’altra sia molto simile al perchè diapproviamo/ammiriamo l’hacking e chi lo compie.

Nel caso del troll, però, c’è qualcosa di più squisitamente socio-antropologico. Il troll infatti, usa l’arma del citazionismo culturale, del rimando, della strizzata d’occhio al tormentone. Il troll è coloui che rielabora alcuni leitmotiv pop-culturali, ricontestualizzandoli in maniera ironica. Come fa ad esempio in maniera eccelsa Lercio, realizzando quella che io definisco “meta-controinformazione”.

lercio

È ciò che fanno anche i troll del gruppo facebook NWO: bacino di scientisti, razionalisti, agnostici, e via discorrendo, che decostruiscono, e ricostruiscono la semantica del complottaro da poltrona, del veganimalista, della controinformazione-fuffa, quella portata alla ribalta mediatica dalla manovalanza pentastellata, per intenderci. E ciò che fa anche, con un uso sproporzionato del turpiloquio, quel diavolo d’un fake che sta dietro il profilo Gasparri insulta la gente.

Senza titolo

L’ho fatto io stesso col panda marino. Mesi fa ho creato infatti sulla mia bacheca Facebook una bufala ad hoc, utilizzando l’immagine di una riuscita campagna pubblicitaria per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione della mattanza dei tonni. La foto mostrava un peschereccio, solo che anziché di pesce la stiva era piena di presunti panda, sporchi di sangue e morenti o già morti. La palese surrealtà dell’immagine voleva provocatoriamente comunicare che non solo gli animali carini e/o famosi sono da salvaguardare. Il tutto espresso in un payoff semplice e incisivo “When you see tuna, think panda”

panda marinoEcco, io ho ripreso l’immagine, eliminandone ovviamente la parte col testo scritto originale ed accompagnandola da questa didascalia. Devo essere sincero, l’idea era semplicemente quella di strappare un sorriso ai miei contatti Facebook più arguti. Ma, con mia grande sorpresa, qualcosa è successo. Qualcuno ha iniziato a crederci. Quel qualcuno è rappresentato, all’inizio, da qualche decina di condivisione, e di commenti. Poi, in appena una settimana, il “panda marino” è diventato virale, raggiungendo circa 100.000 visualizzazioni, migliaia di condivisioni, commenti e like. Qualcuno, al di fuori dell’Italia, ha anche pensato di tradurre la didascalia nella propria lingua, per renderla più fruibile ai propri connazionali. Tanti si sono indignati, profondamente, ed a nulla serviva che altri “tanti” dicessero “guardate che è una bufala”, “una pubblicità di anni fa”, “il panda marino non esiste”. Quando la rabbia o la paura prendono il sopravvento: la ragione si spegne. È la logica della folla coi forconi, è la caccia alle streghe. È la morte dello spirito critico. Dalla mole di troll amatoriali vedo che, a quanto pare, è un gioco che diverte in molti

trolld3trolld2Ordunque, per concludere, io credo che la funzione sociale del troll sia davvero interessante. Perchè al di là del divertessement e della facile risata di pancia questa è una figura (meglio “attore sociale”, come già weberianamente l’ho definito all’inizio) ad “altissimo valore intellettuale”. L’hacker e il troll sono entrambi entità che ci dimostrano quanto tecnologia ed internet in primis, e web poi, siano incredibilmente fluidi, fragili, parzialmente fuori controllo (grazie a Dio). Il troll rifiuta per sua natura il politicamente corretto, utilizza talvolta il lessico “negro”, “frocio”, “puttana”,  non certo perchè egli sia razzista, omofobo, maschilista, ma bensì perchè sa che non esiste al mondo nulla di più patetico e discriminatorio del linguaggio politicamente corretto (“diversamente abile”, “operatore ecologico”, “persona di colore”). Il troll fa con noi ciò che la satira fa col Potere: ci macchiettizza, ci sfotte, ci ridicolizza. Ed per questo che, se ne finiamo bersagliati, ci fa davvero incazzare. L’azione di disturbo del troll è quasi un monito, un campanello d’allarme che trilla: “non fidatevi troppo di questi mezzi, ricordateve che, sempre e comunque, sono individui a governarli”.

Non lasciate che essi governino voi.  Altrimenti: “sarà una risata troll che vi seppellirà”.

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2 commenti
  1. Sara ha detto:

    In ritardo come al solito, ma sono arrivata a commentare 🙂
    Molto interessante questo articolo!! Sono totalmente d’accordo sui sardi che sono molto permalosi e che sono pronti a scendere in campo esclusivamente per le cazzate. Poi puoi pure portar via la terra sotto i piedi che non reagiscono. Ma per le cazzate, guai!! Ci sarà ancora qualcuno che odia Paolo Villaggio 😀 Sai che Lercio lo ritengo talmente geniale che non lo considero neanche troll? Sembrano più troll quelli che ci cascano!! Nel gruppo del paese non c’era traccia di ironia purtroppo, insulti razzisti e stop. In realtà non ho ancora capito perchè siano entrati proprio in quella pagina… insomma, non è poi una grande conquista! Credo siano ancora lì a parlare da soli 🙂 Forse devono ancora imparare, dovrebbero prendere esempio dal tuo panda marino (geniale!!)!! 😀

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