Musica e basket a Seattle, ai tempi delle musicassette

Seattle. Quindi Nirvana, Alice in Chains, Soundgarden, Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Green River e compagnia cantante.

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Forse non c’è mai stata una scena musicale fertile come quella della Città dello  Smeraldo degli anni ’90. Il “progresso musicale” si accompagnava a quello tecnico  ed economico: due cosiddetti nerd della Washington University, Paul Allen e Bill  Gates, fra gli anni ’70 e ’80, avevano fondato Microsoft, che negli anni 90 era in  pieno boom; mentre un imprenditore un po’ strampalato con la fissa per l’Italia, tale  Howard Schultz, qualche anno prima aveva rilevato una mezza dozzina di negozi di  caffè, con l’intenzione di farne una catena. La suddetta catena si chiamerà  Starbucks. Nasce così la cosiddetta “coffee culture”: i giovani si riuniscono nei  cafè e la città fermenta. C’è chi scrive poesie, chi scrive romanzi (Tom Robbins  raggiungerà l’apice del successo a metà del decennio) e soprattutto c’è chi compone  musica. Cobain aveva musicato la sua passione per Melvins, Pixies e punk-hardcore, e da allora era nato quel genere nuovo: il grunge, tutto di Seattle.

A fine anni ’90, nella squadra di basket locale, i Seattle Supersonics, erano arrivati, rispettivamente dall’Indiana e dall’Oregon, Shawn “The Reign Man” Kemp e Gary “The Glove” Payton. I due, grazie alla guida di coach George Karl, rendono i Sonics per la prima volta competitivi per il titolo NBA, per una piazza, quella di Seattle, appassionatissima di sport e soprattutto di tiro al canestro, sin dai tempi di sua maestà Slick Watts. Fortissimi sì, ma non abbastanza, perchè arrivano si un titolo di Conference e quattro titoli di Division, ma non vincerono mai il titolo NBA. Kemp e compagni hanno purtroppo lo stesso problema che avevano avuto i Lakers e i Blazers prima e che avranno i Jazz poi: i Bulls di Jordan, che addentano tutto, non lasciando neanche le briciole ai poveri sventurati che non hanno avuto la fortuna di nascere unti dal Signore.

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Seattle trasuda controcultura, grunge e basket, tanto che nel 1992 esce il film “Singles” di Cameron Crowe, con diversi cameo di Alice in Chains, Soundgarden e Pearl Jam e con diversi rimandi al mondo della pallacanestro. Ad un certo punto della pellicola, Steve, il protagonista del film, viene incitato da Xavier McDaniel, leggendaria ala piccola dei Sonics, a tenere duro e non eiaculare durante un rapporto con una bella ragazza. La musica si avvinghia sempre di più al basket, fino a diventare unica cosa. Due ex membri dei Green River, Jeff Ament e Stone Gossard, insieme ad un loro amico, un certo Vedder, alla fine degli anni 80 fondarono i Mookie Blaylock, in onore di Daron Oshay “Mookie” Blaylock, ex play dell’Università di Washington e giocatore, all’epoca, dei Nets. Inutile dire che quel Vedder è proprio Eddie Vedder, che i Mookie Blaylock cambieranno nome in Pearl Jam e che nel 1991 uscirà “Ten” (in italiano “Dieci”). Indovinate qual era il numero di casacca di Blaylock?

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C’è un rapporto particolare fra il basket e la città di Seattle. In proporzione al numero di abitanti, la Città dello Smeraldo è la più rappresentata fra i professionisti dell’NBA. C’è una sorta di legame che unisce i cestisti nativi di Seattle fra loro, nonostante militino in franchigie diverse. Emblematico è che la maggior parte dei giocatori professionisti nati nella capitale dello stato di Washington abbiano tatuato il numero 206. Il two-o-six, il prefisso telefonico di Seattle.

Nirvana_Ballroom_Seattle1990Nothing lasts forever. Purtroppo nulla dura per sempre, e la magia della Seattle dei ’90 svanisce con l’avvento dei 2000. Il grunge, come ogni fenomeno umano, come ha avuto un’inizio, ha avuto anche una fine, e i Sonics subiscono l’umiliazione di vedersi trasferire roster e dirigenza ad Oklahoma City. Attenzione però: la città ha conservato i diritti per nome e maglie Sonics, ed è in cantiere un progetto per un nuovo palazzetto dello sport. Seattle è pronta a risorgere?

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