Be what they think you are

A. S. Greer, The confessions of Max Tivoli*. «The sky always kept its word» (The path of minor planets, 2001), «We are each the love of someone’s life» (The confessions of Max Tivoli, 2004), «We think we know the ones we love» (The story of a marriage, 2008), «The impossible happens once to each of us» (The impossible lives of Greta Wells, 2013). Quando Andrew Sean Greer (Washington D.C., 1970) scrive un romanzo, la prima frase ne è allo stesso tempo il riassunto e, forse, il nucleo originario; l’idea, cioè, da cui poi tutto il resto è scaturito.

Il suo Max Tivoli giace su un paradosso: la possibilità che in una vita ‘invertita’ come quella vissuta dal protagonista, dove non possono esservi amicizie, occupazioni e amori come noi li intendiamo ‒ dove qualsiasi persona o cosa deve prima o poi sparire ‒ l’unica cosa che resta, per assurdo, non è un amore; è l’amore: l’amore di tutta una vita, che lega il protagonista alla donna che ama per tutta la sua esistenza.

original1

Max Tivoli, il primo attore di questo romanzo, sempre in scena dall’inizio alla fine, nasce a San Francisco nel settembre del 1871; le dimensioni e la mente sono quelle di un neonato, ma l’aspetto fisico è quello di un vecchio di settant’anni. Per motivi ignoti, è condannato a vivere a ritroso rispetto ai suoi simili; nasce vecchio, e via via ringiovanisce. È un bambino nel corpo di un anziano, e finirà per essere un anziano nel corpo di un bambino, in quello che, sul suo fisico, apparirà come un conto alla rovescia da settanta a zero [1]. Questo, oltre a dargli un’informazione tristemente precisa sulla durata della sua vita ‒ morirà nel 1941 ‒ lo isola inevitabilmente dal consorzio umano. I genitori sono costretti a tenerlo nascosto, o a farlo passare per un anziano parente; nel corso della sua esistenza, perderà periodicamente il proprio ambiente, il proprio lavoro e le compagnie, diventando di volta in volta irriconoscibile per le persone che frequenta. Non ha amici, se non l’intelligente e fedele Hughie Dempsey, l’unico a credere che nel corpo di un sessantenne si celi un bambino di otto anni come lui; ma quando vanno in giro, i due amici non possono apparire che come un nonno con suo nipote.

D’altronde, il consiglio di Mrs. Tivoli al piccolo Max è molto chiaro: «Be what they think you are» (p. 21), e in effetti non c’è alternativa. Max darà retta a sua madre, almeno finché, a diciassette anni, non incontra la quattordicenne Alice Levy, figlia unica di un’ingombrante vedova ebrea, e se ne innamora all’istante. Sarà l’amore della sua vita, a dispetto di tutto e di tutti. Le circostanze non sono delle migliori, perché Max ha l’aspetto di un uomo sul lato sbagliato dei cinquanta, e Alice preferisce di gran lunga il quasi coetaneo Hughie. Una serie infinita di complicazioni ‒ ora comiche ora tragiche ‒ attendono questo curioso triangolo per tutto il resto del romanzo, che arriva fino al 1930; rivelarne anche solo una parte sarebbe fare un pessimo servizio al lettore. Basti dire che, come Max, anche Hughie ed Alice avranno un amore che si porteranno dietro per tutta la vita, a dispetto di chi sposeranno o con chi andranno a letto; un amore che finirà soltanto quando loro stessi finiranno. Anche se li vediamo sempre e comunque con gli occhi di Max, poiché è Max che racconta la sua storia, Hughie ed Alice sono senza dubbio i suoi co-protagonisti, e di entrambi percepiamo la complessa personalità; i segreti e le sofferenze di Hughie, svelati solo alla fine, e la testardaggine di Alice, che mai nella vita si rassegnerà a fare da spalla a un uomo, fosse anche suo marito, e che anno dopo anno marcerà sicura verso la propria indipendenza spirituale ed economica.

A ripensarci, non è poi così strano che una vita come quella di Max, cui nessun punto fermo è dato, necessiti disperatamente di qualcosa di solido a cui aggrapparsi; e perché non l’amore? E questo non vale solo per Max, ma anche per i suoi due amici, che a differenza di lui hanno avuto in sorte una vita, per così dire, normale. In Persuasion, J. Austen ci ha mostrato quella perversa disposizione d’animo che consiste in «loving longest, when existence or when hope is gone» (cap. XI); questo è l’amore su cui Greer ha costruito il suo romanzo, e che ha innervato le vite di Max, di Hughie, e di Alice.

Downtown-San-Jose-_art

* L’edizione di riferimento è Andrew Sean Greer, The Confessions of Max Tivoli, Faber & Faber, London 2004.

[1] Come facciano i genitori di Max a comprendere l’età fisica di Max neonato con tanta precisione (settant’anni tondi) solo dal suo aspetto, non è chiaro; ma pazienza.

Annunci

Dì la tua!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: