Darwin Vs Hitler

Ultimamente si fa un gran parlare di inseminazione artificiale, fecondazione assistita, fecondazione eterologa, e via discorrendo. Ne chiaccheravo appunto con due amici, qualche giorno fa. Al che uno dei due esce con “Per me la fecondazione deve avvenire col coito”. Al di là di questa simpatica provocazione c’è sotto una questione bio-etica davvero complessa. In Italia, riguardo la fecondazione eterologa “non è possibile per i pazienti scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore […] il Centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore (come il colore della pelle) con quelle della coppia ricevente”. Oggi possiamo scegliere, in previsione di un bambino malato, di abortire. Questa pratica interferisce con il darwinismo e la selezione naturale, ed è anche uno dei motivi per cui, generazione dopo generazione, diventiamo sempre meno forti, fisicamente parlando. È cinico da dire, ma in una società che trasgredisce alla legge della “selezione naturale”, garantendo la Vita anche agli individui deboli, andremo sempre più svigorendoci.

Vi state chiedendo se sono anti-abortista? No, anzi. Ne sono un convinto sostenitore. Vedo nell’aborto (se in previsione di un bimbo malato) un gesto enorme di umanità, mentre il non abortire per proprie convinzioni etico-religiose lo vedo di contro un gesto di immenso egoismo. Questo tanto per chiarirci. dna-537x350Adesso, precisato che abortire (selezione negativa) è un giusto diritto, fino a quanto è lecito spingerci come società nel scegliere chi far o non far nascere? Riguardo la selezione positiva, ad esempio, sarebbe moralmente accettabile i genitori avessero facoltà di scegliere in anticipo se il bimbo avrà gli occhi verdi? Il colore dei capelli? Il colore della pelle? È davvero quello che vogliamo? Magari escludere geneticamente le persone sotto il metro e ottanata cm di altezza. La pellicola distopica Gattaca descrive “un prossimo futuro dove alcuni esseri umani vengono fatti nascere con un corredo genetico quasi perfetto, selezionato dai genitori su di un gruppo di cellule embrionali. Tramite questo processo è possibile prevedere in anticipo le future condizioni fisiche, di salute ed i caratteri ereditari dei nascituri” (cit.wikipedia). È un futuro di eugenetica pura, dunque, quello verso il quale siamo diretti? E nel caso, chi sceglierà quali le caratteristiche fisiche (od anche psico-attitudinali, se mai possibile) da selezionare, e quelle invece da scartare? Proverò a rendere più limpida la mia visione a riguardo con un quadrato semiotico.

eugenetica2

Ecco, credo le nostre scelte nel campo bio-etico dipendano strettamente da cosa vogliamo essere come Società. È una scelta di valori di fondo, di percorso da seguire. Vogliamo una Società improntata su una sorta di “dogmatismo socio-biologico”? Sulla negazione della diversità e l’omologazione pianificata in provetta? Oppure vogliamo scegliere la strada di una Società che lavora per rendere l’eventuale malato parte attiva della Società stessa, anzichè identificarlo, come oggi troppo spesso accade, un individuo “difettoso” da emarginare o, al massimo, compatire? Tra un mondo di darwinismo puro senza amoxicillina, aborto, cure mediche, ed un mondo dove (sub)individui come Matteo Salvini o Ignazio La Russa potrebbero ipoteticamente decidere i caratteri genetici da selezionare… beh, io spero ci sia una via di mezzo “umana”. Ed è là che credo che una civiltà evoluta e improntata sull’umanesimo debba dirigersi.

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