La follia della donna

Se sento un’altra volta la parola femminicidio mi ammazzo io. E siccome sono una donna, mi sa che fanno risultare anche questo come femminicidio. Mi chiedo se solo ora, che forse hanno un po’ smesso di parlarne (forse) sia il momento giusto per tirare fuori l’argomento.

Intanto, noto con piacere, che lo stesso termine è sottolineato in rosso, quindi questo è segno di rigetto. Chi ha coniato questa parola, e chi ha letteralmente lanciato il fiammifero sulla sterpaglia, per sensibilizzare sull’argomento, aveva, teoricamente, l’intento di sostenere le pari opportunità, in particolare tra uomo e donna. Quale metodo migliore, se non creare un neologismo, per evidenziare, appunto, la fragilità del gentil sesso, che quindi non è ancora giunta allo stesso livello dell’uomo? Praticamente c’è già un errore di fondo: neanche siamo partiti, che già stiamo affondando… Allora facciamo un passo indietro, e vediamo chi dovrebbe occuparsi della delicata questione, ed in generale delle “pari opportunità”.

Nel lontano 2007 con il trattato di Lisbona si sancivano le direttive attraverso cui tutti gli stati europei si impegnavano a tutelare “le parti deboli” e a rendere i cittadini attivi, consci, realmente, dei loro diritti e dei loro doveri. Donna compresa. (per uno sguardo nel dettaglio clicca qui) Ma si sa che un inghippo nell’ingranaggio poteva esserci, in quanto, in Italia, la sensibilizzazione è stata fatta, sì, ma evidentemente nel modo sbagliato. Come al solito infatti ci siamo limitati a fare campagne di pessimo gusto (cito solo la Carfagna con gli specchi fatti di cartone rosa e carta stagnola, con su scritto “non scendete nelle piazze, siate principesse”; oppure il telefono-aiuto contro gli stalker, che escludeva le vittime di sesso maschile dal servizio). Infatti, in barba a tutti i laureati che si occupano di comunicazione e pedagogia, ci hanno letteralmente “mangiato sopra” inesperti tuttologi, che hanno solo peggiorato la situazione. Per mesi siamo stati tempestati da servizi “giornalistici” abominevoli, in cui veniva descritto anche l’ultimo pasto della vittima, la marca delle scarpe, e i dettagli più macabri e scabrosi. Da far invidia a Dario Argento.

637368 Persino il programma tv Mistero, con l’ausilio dell’immancabile Adam Kadmon, ha realizzato uno special sull’argomento, ricordandoci, come al solito, che nulla è succede a caso. Io sono sicuramente di parte, ma credo che uno dei punti di vista (già solo uno perchè più è complesso il fenomeno, e più si ha bisogno di sguardi diversi) è quello che si rifà all’ambito pedagogico. Tra i banchi universitari se n’è dibattuto a lungo, ma è difficile dire quali siano le radici del male, e forse, il male in sè, in generale, non è giusto che vada del tutto estirpato. Ma questa, è un’altra storia. Dai discorsi che sono stati fatti, piuttosto, è si emersa una figura femminile disgraziata sin dai primordi, ma è apparso anche un uomo sovraccaricato, che deve mostrarsi sempre forte, pater familias, che prende decisioni e che, insomma, sappia sempre mandare avanti la baracca.

E a nulla è servito il ’68, i cui principi sono stati travisati, mal interpretati, e forse utilizzati nel modo meno consono. Ma allora, cosa spinge un uomo a prendere un coltello da cucina e fare a pezzi, nei modi più fantasiosi, la consorte? Io posso dare solo un significato ad un gesto del genere, ma un significato che non vuole chiudersi ma rimandare ad altre discussioni, un qualcosa che rimane aperto, e che non vuole aver ragione. Innanzitutto credo che la famiglia, oggi, sia cambiata, e forse dovremmo smetterla di ascriverci a ruoli ben definiti, in cui esistono mansioni prettamente femminili o maschili. Dopodichè bisognerebbe diventare onesti (lo so che è difficile ma con un po’ di buona volontà ce la si può fare) e accettarlo: uomini e donne non sono uguali, sono diversi.

male_violenceE proprio come dice il trattato di Lisbona: la diversità non deve essere considerata un punto debole, ma piuttosto un punto di forza. Certo, però, conclamare la differenza tra uomo e donna, non significa, assolutamente, mettere di un gradino più in basso uno dei due, affatto. Significa piuttosto rendere l’ambiente che si ha attorno, sia a livello di barriere culturali, sia nei fatti, agevole per entrambe le parti: maschile come femminile. Significa mobilitarsi per tutelare entrambi in quanto persone prima di tutto. Significa non gridare, assolutamente e per forza, all’uguaglianza. Perchè se si è perfettamente uguali, allora, la donna può benissimo tenere testa ad uno scontro fisico contro ad un uomo.

 

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