Caramelle proibite (e sul perchè tutti le vogliamo)

Se è giusto dire che siamo tutti unici e diversi al mondo, che la diversità è un punto di forza, è anche giusto dire che, però, gli ingredienti sono gli stessi, ma cambiano solo le quantità. È esattamente come quando guardiamo uno di quei tg spazzatura, in cui si intervista la vecchia anziana del terzo piano, che risponde «Era una brava persona, metteva sempre i maglioncini che gli regalavo, non pensavo potesse fare a pezzi la famiglia e farne saponette.» Infatti diventa difficile pensare, per chi guarda, che anche colui che ha compiuto un gesto del genere, possa essere anch’egli un essere umano, che insomma apparteniamo alla tessa razza e abitiamo lo stesso mondo. La verità è che siamo troppo abituati a soffocare le nostre naturali pulsioni, e ad additare chi poi, inevitabilmente, e a volte malauguratamente, esplode. Questo discorso comprende, ampiamente, le pulsioni sessuali, nonostante, all’apparenza, sembrino sdoganate, e anzi: molto spesso ci si lamenta proprio perchè “non esiste più il senso del pudore”. Effettivamente è passato molto tempo da quando la Disney doveva arrovellarsi per inserire immagini inneggianti a Satana ed erotiche, nei suoi lavori. Oppure quando, qualche burlone, inseriva fotogrammi sconci dove non doveva. Nonostante questo, le coppie che non funzionano sono molte, è ampio il ricorso alle prostitute, e sono più diffusi di quello che pensiamo, i disturbi legati all’ambito sessuale.

Ma, allora, dove sta il problema? In fin dei conti basta accendere la tv per vedere tette e culi dalla mattina alla sera, e le scene di sesso più che esplicito, con dovizia di dettagli (a volte mi sposto dallo schermo per paura di sporcarmi) non mancano certo nè sul grande, nè sul piccolo schermo. La verità è che anche questi sono segni di un anelito bisogno inespresso, che si fa fatica ad esprimere. I primi ad essere insoddisfatti per questo andazzo sono i giovani, e lo vedo soprattutto nelle scuole. No, non le medie, ma neanche le superiori, no non parlo dell’università. Ebbene sì, signori e signori: parlo delle elementari. Ho sentito più porcate in una scuola elementare, che dal molestatore che mi attende tutti i giorni fuori dalla metro. Problema educativo, e genitori sporcaccioni, direte voi. E invece no: il problema è proprio il contrario. Il problema è un’educazione soffocante su degli esseri pulsionali e passionali quali sono i bambini. 

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I bambini, infatti, hanno la fortuna di nascere “sani” in un ambiente, per certi versi, immerso in una cultura sbagliata, fatta di tabù e grosse contraddizioni. Certe allusioni che vediamo esprimere ai fanciulli, non sono frutto di “un’educazione che non esiste più” o “una generazione marcia, perchè ai miei tempi certe cose non le dicevamo”. Io piuttosto certi atti li interpreto come conati di vomito: un pò come quando riempi troppo una scatola per nasconderne il contenuto, ma non ti riesce, ed allora, qualcosa fuoriesce. Andiamo a vedere cosa succede, esattamente, quando nasce un bambino: innanzitutto, nella maggior parte dei casi, soprattutto  durante le prime fasi di crescita, la neotenia (i neonati si chiamano anche così) è considerata dai genitori come un prolungamento di sè, e andando avanti col tempo, i genitori  la modellano, cercando di tappare i buchi, cercando di far riuscire la propria prole in tutto ciò in cui non sono riusciti loro. Praticamente i neogenitori non hanno davanti dei figli, ma dei “minime”, o meglio qualcun altro, un fantasma di qualcosa d’altro, inconscio ai genitori stessi, che non è realmente il bambino che hanno messo al mondo (non per altro chiamiamo questo fenomeno fantasmi della nursery). Ovviamente, chi vuole plasmare qualcosa, creare un’opera d’arte, che nasconda tutte le mancanze, lo fa puntando alla virtù ed alla perfezione.

Ed allora: chi vorrebbe mai un piccolo gnomo depravato in casa, che pensa a masturbarsi tutto il giorno? Quindi il bambino, che ha un bisogno fisiologico e vitale dei genitori, nel peggiore dei casi, crea un falso sè, senza sviluppare, però il vero sè stesso, e quindi, fa tutto ciò che i genitori si aspettano, perchè il bambino ha bisogno di essere amato, ben voluto, accettato, anche, e soprattutto, per una questione di sopravvivenza. E pensate che questo lavoro inconscio a cui il bambino viene costretto, se lo porterà dentro tutta la vita, anche perchè, secondo Freud, sono proprio i primi cinque anni di vita ad essere fondamentali (questa affermazione vi assicuro che è per me devastante). Per approfondimenti vi consiglio di leggere qualcosa di Alice Miller. Senza però entrare troppo nell’ambito del patologico, questo è un discorso che riguarda la maggior parte di noi, e riguarda soprattutto l’ascolto del nostro corpo ed il rapporto che abbiamo con esso. Infatti, ancora una volta, siamo immersi in una cultura, che in superficie ci fa pensare di essere liberi, ma che nella pratica educativa lega e contiene il corpo. Pensate solo alla scarsa importanza che ha l’educazione fisica all’interno delle scuole elementari, quanto poco si lasci il bambino sperimentare attraverso il corpo, e invece gli si inculchi a fatica (proprio perchè è innaturale) di stare seduto nel banco disposto in maniera strategica, in modo che non possa disturbare, in modo che possa essere sorvegliato, o nel caso punito, tra le file ordinate. Perchè tutti gli edifici atti all’educazione ed alla formazione, sono tutti uguali, statici, simili a case circondariali, congelando ancora il corpo in una innaturale ed estenuante fissità che non gli appartiene. Ci parla di pulsioni nascoste anche Von Trier nella sua ultima opera: Nimphomaniac, in cui la protagonista, in una scena, scava nei fantasmi di un uomo, finchè non coglie nel segno, e tira fuori una fantasia inconscia che neanche l’uomo sa di avere (inconscia appunto).

Prima che i ben pensanti si alterino e gridino allo scandalo: no, non sto proponendo un ritorno all’antica Grecia con la pederastia. Ma sto dicendo, sostanzialmente, che necessitiamo di un’educazione alle emozioni non soffocanti, non direttiva, e che ci insegni a parlare, anche dell’innominabile: anche se non ho mai una risposta sicura, credo che, forse, si estinguerebbero molte patologie sessuali, e che forse, riuscendo a pensare che tutti abbiamo delle pulsioni, si potrebbe intervenire meglio in casi come la pedofilia. Argomento questo ancora molto delicato, ma che non credo sia giusto condannare, senza però cercare di rieducare ed integrare, mettendolo nell’angolo dei “più brutti e cattivi degli altri”, attraverso cui, chiunque, può pensare di essere meglio.

 

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